Note sulla coltivazione della canapa

 

Premessa

Con queste note non abbiamo la pretesa di fornire informazioni complete ed esaustive dal punto di vista agronomico, scientifico, tecnico o economico, ma vorremmo dare indicazioni aggiornate e corrette sulla coltivazione della canapa, un po’ come si usava fare tempo addietro con la pubblicazione di manuali destinati agli agricoltori, di cui è un buon esempio “La canapa” del Dott. Carlo Mariani (Vallardi ed., 1951), pubblicato in un'epoca in cui la canapa rivestiva un ruolo importante nell’economia agricola familiare e nella industria manifatturiera.

Si rammenta spesso, anche con enfasi esagerata, che l’Italia era la seconda produttrice di canapa al mondo, omettendo di dire che in quei tempi, non così lontani, la produzione industriale, specie quella tessile, dipendeva ancora in gran parte dalle produzioni agricole (cotone, lana, canapa e lino), che non erano quindi  state ancora sostituite dalle fibre sintetiche, derivate dal petrolio.  All’epoca i trasporti non facilitavano l’importazione delle cosiddette “fibre esotiche”, juta, sisal, abacà o della canapa cinese e russa;  per di più la politica “autarchica” esaltava le virtù italiche della canapa e della ginestra, o si inventava il Lanital, derivato dalla caseina, per enfatizzare la resistenza all’embargo internazionale che impediva l’importazione di lana e cotone.

I semi, le varietà

La coltivazione della canapa è annuale, cioè si effettua in un ciclo breve, di 100 – 130 giorni,  che inizia con la semina in pieno campo e termina con la falciatura, se si coltiva per la fibra, e la trebbiatura, se si vuole raccogliere anche il seme.

Per questo la canapa è definita come un “seminativo”, al pari di grano e cereali in genere (mais, girasole, colza, ecc.).

Domandiamoci allora: 

1. da dove viene il seme che andiamo a mettere in campo?

Le sementi da riproduzione provengono da coltivazioni specializzate, che devono garantire un alto grado di germinabilità, non inferiore all’80%, e la conformità della maggioranza delle piante alle caratteristiche specifiche della varietà dichiarata in etichetta.  Il produttore infatti deve far controllare in Italia le colture ed il raccolto dal Centro di sperimentazione e certificazione delle sementi (CRA-SCS), o da organismi analoghi all’estero, che rilasciano le etichette da apporre sulle confezioni in vendita. Non è quindi consentito riutilizzare le sementi ottenute da una coltivazione qualsiasi, per la semina dell’anno successivo, sia per motivi agronomici, la rispondenza delle coltivazioni ai caratteri genetici previsti, sia legali, come vedremo in seguito

2. che seme si può e/o si deve utilizzare?

Si può e si deve utilizzare quindi solo semente delle varietà ammesse alla coltivazione, quelle che sono state controllate nel tempo ed hanno un contenuto di THC inferiore allo 0,2 %. Nella dichiarazione di semina che ogni agricoltore consegna alle autorità di PS viene indicata la varietà coltivata ed ogni stato della UE in cui si coltiva canapa fa effettuare controlli a campione per monitorare la rispondenza delle varietà a questa caratteristica. 

Come scegliere la varietà

Le caratteristiche che determinano la scelta varietale sono soprattutto in funzione del tipo di produzione prevista e della qualità richiesta. Quando il prodotto principale è la paglia, quindi la fibra e il canapulo, allora è utile avere un'importante biomassa e/o alto contenuto in fibra; le varietà dioiche sono allora più adatte; qualora si intenda invece produrre prevalentemente seme, sono da preferire le varietà monoiche, in cui tutte le piante portano seme, mentre le dioiche hanno un’alta percentuale di maschi improduttivi (40-45%).

Inoltre le varietà monoiche hanno uno sviluppo limitato in altezza, che facilita le operazioni di trebbiatura meccanica.

Vengono poi considerazioni di carattere agronomico in relazione all’epoca di semina e quindi di raccolta presunta e dipendenti dalla latitudine, dalle temperature medie della stagione, dalle risorse idriche del terreno.

Infine le considerazioni tecniche, relative alle attrezzature disponibili in azienda per la semina e la raccolta, all’accesso a strutture di prima trasformazione delle paglie e/o di condizionamento del seme.

Per le specificità delle nostre sementi commercializzate scarica sinottico Varietà nella sezione sementi

Rotazioni agrarie

la canapa era sempre inserita negli avvicendamenti colturali come coltura da rinnovo, cioè come prima coltura dopo un periodo di riposo, perché è dotata di un apparato radicale profondo ed è in grado di controllare le altre erbe infestanti lasciando il terreno pulito per la coltura successiva. Può anche succedere a se stessa, anche se normalmente veniva fatta precedere e/o succedere ad un cerale autunno-vernino. Il frumento si avvantaggia infatti della precessione a canapa come indicava il famoso agronomo Filippo Re nel 1806 ("metodo lucrosissimo e giudizioso che permette grandi raccolti di grano") e come confermano rilievi e studi condotti fino ai nostri giorni, ma anche la canapa sembra avvantaggiarsi dalla precessione di un cereale autunno-vernino.

Essendo la canapa particolarmente sensibile a diserbanti residuali (in particolare utilizzati su mais o pomodoro) e potendo essere danneggiata da parassiti quali Pythium, Sclerotinia e Piralide si deve evitare di coltivarla in successione a colture infestate da questi parassiti.

Preparazione del letto di semina e semina

La canapa cresce in diverse tipologie di terreni ma predilige quelli di medio impasto, profondi, freschi, non compattati, senza ristagno e ricchi di sostanza organica. Il letto di semina deve essere ben preparato, procedendo, in genere alle seguenti operazioni:

1. Aratura a circa 20-40 cm a seconda della natura dei terreni

2. Erpicatura (facoltativa)

3. Fresatura

4. Diserbo pre-semina (facoltativo)

Concimazione

La coltura della canapa veniva un tempo lautamente letamata ed ancora oggi la concimazione organica sarebbe di gran lunga preferibile perché, oltre ad apportare nutrienti nel suolo, migliora anche la struttura del terreno, evitando quindi l’asfissia radicale e permettendo alla radice fittonante della canapa di lavorare al meglio. Comunque,  in termini di apporto chimico, alla canapa occorre il seguente contenuto

1. 100 kg/ha di N (azoto)

2. 50-70 kg/ha di P2O5

3. 50 kg/ha di K2O.

La coltura è sensibile alla disponibilità di azoto e normalmente le colture scarsamente dotate si presentano ingiallite, con accrescimento stentato e disomogenee. Eccessi di azoto sono tuttavia negativi in quanto diminuiscono la quantità di fibra prodotta, aumentano la mortalità per effetto di un più intenso auto-diradamento ed accrescono le probabilità che la coltura si alletti in condizioni di forte vento. 

Tradizionalmente negli ambienti della pianura Padana la semina veniva effettuata alla fine dell’inverno (19 marzo, San Giuseppe). La temperatura minima di germinazione, 1°C, permette tuttavia di anticipare l’epoca di semina anche alla fine del mese di febbraio. Una emergenza rapida ed omogenea è garantita da una temperatura del terreno prossima ai 10°C.

La densità di semina è particolarmente importante per poter ottenere una buona emergenza, favorire lo sviluppo dello stelo della pianta e controllare le infestanti. Sono sufficienti  quindi 40-50 kg/ha per ottenere una buona emergenza, steli di ottima qualità con un buon contenuto in fibra e buona produzione di seme.

Operazioni di semina

1. Profondità: 2/3 cm

2. Interfila: 15-25 cm

3. Distanza del seme sulla fila: 5-8 cm

Vengono normalmente impiegate seminatrici meccaniche da grano o seminatrici pneumatiche.

Primo stadio di sviluppo

In 3-4 settimane la piantina già raggiunge i 30 cm d’altezza, copre subito l’interfila e, sopprimendo la luce alle infestanti, ne limita lo sviluppo.

                  

A seguire la canapa non necessita di alcuna cura colturale ne diserbi ne irrigazione.  

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